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Il Tirreno lunedì 13 febbraio 2006 at 09:02
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Una pietra al collo nella corsa alla salvezza. Livorno conferma che ormai vincere in casa è come scalare il Mortirolo con una bici elettrica e, dopo Avellino, regala i due punti anche a Capo d’Orlando. Era una partita bivio, intascarla avrebbe messo gli amaranto in condizioni di serenità, invece ora questo 0-2 con l’Upea trascina nel gorgo anche la banda di Moretti, entrata in una crisi di identità preoccupante. È dal 4 dicembre 2005 che Porta e c. quando entrano nel PalaAlgida si congelano, perdono smalto, grinta, convinzione. Il primo comandamento era battere i siciliani, il secondo ribaltare il -7 dell’andata. Nessuno dei due è stato osservato, e ora Basket Livorno si ritrova con due peccati mortali e una squadra che se smette di usare le armi degli umili (difesa, capacità di soffrire, unità, dedizione totale in palestra) diventa un pulcino bagnato nell’oceano. Forse qualcuno pensa di essere diventato un fenomeno, forse nel feeling con l’allenatore qualcosa si è inceppato, ma vedere un gruppo operaio che si fa sfilare 18 rimbalzi d’attacco da Nnamaka e compagni è disarmante. Come disarmante è iniziare la partita con la mentalità del 3 contro 3 sulla spiaggia. Difesa di burro, autostrade senza pedaggio per il play Perry (Porta sempre seminato) e i baltici Janicenoks (Recker) e Praskevicius (Troutman). Il risultato sono cinque bombe subìte in 9’ e amaranto sotto di 14 punti (16-30). Belle statuine che arrivano alla prima sirena con tre falli commessi, e qui ogni commento è superfluo. La situazione migliora con l’ingresso dei peones Ingles, Gomez e Fantoni: finalmente la parola difesa entra nel vocabolario amaranto, basta un po’ di aggressività per firmare un 12-2 che riapre i giochi (30-34, 14’). Un attimo per tirare il fiato, Janicenoks da tre spinge ancora Livorno a -7, ma l’ultimo canestro, una bomba, è del soldatino Ingles: 40-42 al 20’. Il peggio sembra passato, i siciliani senza Jelic (fuori per motivi disciplinari, sarà tagliato per il franco-bulgaro Vasco Evtimov) sono uniti e combattono, ma la panchina è all’osso e i falli si sentono. Livorno sale sul 64-59 (28’), sembra poter girare l’inerzia della partita, invece commette tre sciocchezze di fila e regala ossigeno all’Upea. L’ultimo tempino comincia dal 64-64: sulla prima azione l’Upea prende tre rimbalzi d’attacco consecutivi, il 2.09 Ramelli si mette a fare il fenomeno e gli amaranto sprofondano: 69-78 (36’). Sembra finita, ma una tripla di Abbio, un’altra di Porta e due entrate del “gaucho” mandano Livorno avanti: 83-81 a -23” dalla sirena. Qui Moretti decide di difendere senza fallo, rinunciando a spedire i rivali in lunetta per avere il supplementare garantito e l’ultimo possesso. Penetrazione di Perry, scarico a Nnamaka e comodo appoggio al vetro a -3”. Livorno sbaglia la tripla da lontano con McPherson (doveva tirare proprio lui?), e nell’overtime quando Phillips in lunetta fa 0/2 si capisce che la notte sarà buia e tempestosa. Capo d’Orlando sale anche a +10, Porta ingrassa il tabellino, ma i due punti vanno in Sicilia. L’Upea veniva da sette sconfitte consecutive, Livorno l’ha rianimata. Il replay della partita con Avellino.
RENZO MARMUGI |
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